Giovedì, 18 Agosto 2005 - Sant'Elena, imperatrice  

LA VALLE TIBERINA
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Eremo di Buonriposo
Convento di Citerna
Convento di Montauto
CONVENTO DI MONTAUTO

CONVENTO DI MONTAUTO
(Anghiari - Arezzo)

Ex convento di Montauto

A opo avere ricevuto le sacre stimmate, nel settembre 1224, San Francesco, desiderando tornare alla Porziuncola, si dispose a lasciare il sacro monte della Verna, col presentimento che non l'avrebbe mai più riveduto.
La partenza fu stabilita per la fine del mese.
Visitata Chiusi - ove fu ospite del conte Orlando -, lo Stimmatizzato continuò per il castello di Montauto (presso Anghiari). Là trovò il conte Alberto dell'antichissima famiglia dei Barbolani di origine longobarda. Vi arrivò stanco, sfinito dal lancinante dolore che le sacre piaghe gli procuravano, e con un abito da far pietà.
Il conte Alberto lo accolse con indicibile gioia; lo volle suo ospite il più a lungo possibile, e al momento di lasciarlo partire, gli offrì in dono un nuovo saio in cambio di quello che indossava, macchiato dal sangue delle stimmate e ricucito, negli strappi, con steli di ginestra.
Francesco accettò.
Il conte, felicissimo, conservò quella preziosissima reliquia, avvolta in un panno di seta, inizialmente nel suo maniero, poi costruì una cappella minuscola in onore del Santo, salito al cielo da qualche anno e agli onori degli altari. Lo stesso conte si fece subito terziario francescano e il Martirologio dell'Ordine ne commemora la morte (il 25 novembre 1266): “In Tuscia B. Alberti confessoru tertiatii”.
La tradizione tramanda che il conte Alberto, prima di congedarsi da Francesco, avesse promesso all’Assisiate che avrebbe edificato un “locus” per i suoi seguaci, ma occorsero ben tre secoli prima che si concretizzasse detto impegno.
Infatti, a detta delle cronache, molto tempo dopo il Santo, non essendosi dimenticato della promessa ricevuta, apparve, insieme a Sant'Antonio, ad un discendente del conte Alberto, che ricevette così anche indicazione di dove costruire chiesa e convento. Il conventino venne presto edificato.
Tornando alla preziosa reliquia, si narra che gli steli con i quali il saio era stato rammendato, fiorissero ad ogni primavera.
La storia aggiunge che nel 1502, quando la città di Arezzo si ribellò alla Signoria di Firenze, i fiorentini inviarono a calmare la sommossa un conte Francesco di Montauto con un forte nucleo di truppe; ma il conte, venendo meno al suo mandato, si buttò dalla parte dei facinorosi, incoraggiandone l'autonomia. In quella circostanza operava in Arezzo Vitellozzo Vitelli (ucciso poi alla fine dell'anno a Senigallia per voler di Cesare Borgia). Anche il conte Francesco fu fatto prigioniero e punito dai fiorentini: il castello di Montauto fu abbattuto e il territorio agganciato al Vicariato di Anghiari. Fu in quella circostanza che i fiorentini portarono via la preziosa tunica di San Francesco. Da quando il conte Francesco Barbolani dovette consegnare la reliquia a Firenze, essa reliquia ebbe varia venerazione, attraverso un pellegrinaggio che, prima di raggiungere Firenze, vide Laterina, Montevarchi, San Giovanni, Figline, Incisa (sfidando l’inclemenza del tempo dal 22 al 29 gennaio 1503), per raggiungere il convento francescano di San Salvatore di Monte alle Croci, il 3 febbraio 1504. Allora, lo storico francescano Mariano da Firenze poté assistere e descriverne le cerimonie con cui fu celebrato l’evento.
Altra processione, sotto un baldacchino, guidata dall’arcivescovo, il clero, i frati, i magistrati e gli ufficiali della città, unitamente ad un incredibile concorso di popolo, giunse sino al battistero di San Giovanni, ci fu il 6 maggio 1571, quando il duca Cosimo I volle trasferire quel sacro abito da San Salvatore al Monte alla chiesa di Ognissanti in Firenze.
Da pochi anni, la preziosa reliquia, dopo una lunga assenza, è tornata nel santuario francescano della Verna (Cappella delle stimmate), unitamente ad altri oggetti appartenuti al Santo assisiate: una cintola e un bicchiere di legno, il suo bastone da viaggio e un panno intriso di sangue.

L’abito è intessuto di lana filata a mano, di colore grigio naturale, un po’ bianca e un po’ marrone. Misura un metro e venticinque centimetri di altezza; mentre la circonferenza, in basso, raggiunge i due metri e trentasei centimetri. Il cappuccio, di forma quadrata è completamente staccato dalla tonaca. Mancano ambedue le maniche e la parte opposta del petto. Anche la parte ora visibile presenta dei vari tagli, usati per rilasciare reliquie (si pensi soprattutto al petto, con le macchie di sangue del costato).

Saio di San Francesco stimmatizzato


Il Convento di Monteauto, risparmiato dalle distruzioni belliche susseguitesi nel corso dei secoli, restato privo della famiglia francescana, dal 1960 è abitato dalle “Suore di Nostra Signora del Cenacolo” ed è strutturato per accogliere ospiti in camerette a ridosso del suo bosco e del “leccio” secolare a fianco della Chiesa.


Paolo Rossi
paolorossi62@tele2.it



 
 



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